Come i rospi dopo la pioggia, come le meduse spiaggiate dal maestrale




La Louis Vuitton cup per il 2006 è finita. La delusione per Luna Rossa è l’amaro che resta in bocca e a risollevare le sorti patrie c’è di nuovo il calcio mondiale. Ora la vela su W4V torna ad avere una dimensione più terrena. La stagione estiva è in pieno svolgimento e mi trovo a scrivere dalla Sardegna. Pochi gli eventi sportivi che posso seguire da vicino e molto tempo per riflettere. I prossimi post saranno quindi meno cronaca e più pensiero; racconto di questo angolo di mondo dove il mare regna sovrano e il vento è di casa. Sulle spiagge a nord di Villasimius lo scirocco di questi giorni ha lasciato il passo ad un sano maestrale e relative ondine. Come i rospi dopo la pioggia il velista esce quindi allo scoperto e fiuta una deriva a nolo.
Qualche km avanti e indietro a chidere ai vari stabilimenti e ben magro bottino.
Un flying junior in discrete condizioni ma in attesa di vele e timone e un laser senza boma e sporvvisto di cinghie, nel complesso scassato abbastanza per far prevedere madonne se il vento rinforzasse di qualche nodo sopra la decina.
Tutto alla modica cifra di 20 euro all’ora, 2 euro a nodo data per buona la decina stabile.
E’ sconsolante il panorama della vela in Italia. Abbiamo km di coste e vento allegro in molti posti ma al di la dei surf niente di niente, la cultura della vela in questo paese è nulla. Eppura siamo un popolo di poeti, santi e navigatori, recita l’adagio. Sarà, ma quel che resta dei navigatori sta tutto a bordo di gommoni a chiglia rigida, lunghi 10 metri e con motori da centinaia di cavalli. Pullulano dappertutto e sono la massima espressione di un modo di vivere il mare più vicino all’automobilismo che alla nautica. Intanto il maestrale sbatte sulla battigia folti gruppi di malcapitate meduse che hanno nidiato in questi giorni al largo.
Mi viene da pensare se mai ci sarà spazio per un cambio di mentalità dell’italiano da diporto, che lo faccia assomigliare più ad un francese, che almeno in questo, ci batte di gran lunga.
Non ci sono strutture pubbliche dedicate al diporto e alla vela sportiva, quella delle dirive per intenderci, solo circoli privati più o meno belli, ricchi e quindi organizzati. Non ci sono scivoli a mare che, anche volendo portarsi in giro la propria di barca, non si saprebbe come metterla in acqua ne dove tenerla se non a prezzi salati come il mare. Se da un lato certo la vela ed il diporto non sono certo in testa alle preoccupazioni della politica e degli enti locali dall’altro c’è da dire che non c’è nemmeno la domanda che giustifichi investimenti.
Mi diceva l’uomo del laser sgangherato che dalla laguna veneta è venuto qui in sardegna a vivere il mare che prima, di barche, ne aveva 5. Le ha vendute tutte perchè 1 cane che gliele chiedesse non si trovava e non ci pagava manco la manutenzione noleggiandole.
Il boma del laser sgangherato giace in fondo al magazzino perchè, quel cane che ogni tanto si azzardava a spendere i suoi venti euro per l’ora di vento, di vela, non ne capiva un granchè e finiva per prenderlo in testa. Il veneto, allora l’ha tolto per evitar questioni e danni da pagare.
E siamo qui, alla fine, in riva alla spiaggia come rospi dopo la pioggia a far castelli di sabbia, come meduse spiaggiate dal maestrale che pure amiamo. Due bordi li faremo lo stesso, su un laser sgangherato, trattando alla marocchina sul prezzo, questo è sicuro ma i venti euro li daremo volentiri all’associazione per una vela diffusa e popolare.

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