Galata, il Museo del Mare
- Posted by webmaster on November 19th, 2006 filed in ita, history of sailing
….Una pausa per il pranzo sotto i portici di piazza Caricamento, e ci lanciamo verso Galata, il Museo del mare, ricavato da un antico magazzino che ne deve aver viste davvero di tutti i colori.
Questo è il posto che un appassionato del mare non deve perdere, ma devi entrarci col rispetto che si deve avere nei templi consacrati della fatica, dove si respira e si percepisce quanto doveva esser duro fino a non molto tempo fa vivere e lavorare in mare.
Già dalla biglietteria entri e vedi un leudo genovese ricostruito, bello nuovo che è lì che ti aspetta come una hostess- Più a destra c’è una vecchia barca da pesca a remi, che di anni potrebbe averne venti, cento o anche trecento, tanto è immobile la tecnologia delle semplici barche a remi, consumata dal sole e dalla fatica dei pescatori che ci hanno remato per generazioni.
Sala per sala, si mostra, è utile dirlo, con materiali autentici e fedeli ricostruzioni a grandezza naturale l’evoluzione della marineria vista con l’ occhio particolare (ovvio) di Genova che guarda la storia del suo porto, dei suoi marinai.
Particolarmente suggestiva è la riproduzione di una Galea, nave “Dulmen in Hostes” diremmo oggi, e di alcune sue condizioni di vita,. Sono ricostruiti gli “attimi” di vita alla postazione dei “galeotti”, incatenati a remare su panche di legno, la semplice cambusa di bordo, che comprendeva pesce o carne salata, (solo per i buonavoglia, nei giorni di festa) legumi e riso, il barile dell’acqua, incrostato di ogni tipo di muffa e quant’altro. Nelle parole di Antonio Guevara si lascia poco all’immaginaznione:
“E’ privilegio della galera, che tutti quelli che vi salgano debbano mangiare rozze gallette, a condizione che vi siano ornate di ragnatele, e che siano nere, verminose, dure, rosicchiate, malamente ammollate; e avverto il novello passeggero che, se non è abile dal toglierle velocemente dall’acqua avrà un pessimo cibo”
Antonio de Guevara “arte del navigare” 1539
Non che le condizioni igieniche fossero migliori:
“…e non meravigliarti, fratello passeggero, se a volte i topi ti hanno dato qualche morso mentre dormivi, perché io, mentre viaggiavo da Tunisi alla Sicilia, fui morso ad una gamba, e un’ altra volta ad un’ orecchia”
Antonio de Guevara “arte del navigare” 1539
Ma la vera grande paura dei marinai di allora era la “morte nera”, la peste, il cui veicolo erano proprio i topi, di cui erano piene le navi di allora.
Nel XVII secolo, Genova fu decimata dalla peste. Marinai e forzati malati venivano ricoverati all’ospedale di Pammatone, o a quello degli Incurabili, in seguito venne armata una galea ospedale e fu organizzato un “ospedale della Darsena”.
La galea “Dulmen in Hostes” venne terminata il 16 settembre 1622 nell’Arenale di Genova, destinata al pattugliamento dell’Alto Tirreno con base a Bonifacio impegnata contro i pirati barbareschi.
La sua costruzione si protrasse per oltre un anno, occupando 27 mastri d’ascia, 10 garzoni, 18 calafati, oltre a remolai e intagliatori, il suo costo fu di circa 15000 lire.
La “Dulmen in Hostes” è stata ricostruita su ispirazione di un antico manoscritto conservato alla Biblioteca Civile Berio, adottando per quanto possibile metodi di lavorazione e materiali dell’epoca.
Interessanti sono le antiche carte nautiche, disegnate a mano, di varie epoche, antichi sestanti, modellini di barche, e navi.
Al piano superiore, la parte forse più suggestiva, e cioè la marineria dell’800 e inizio ‘900. troviamo la ricostruzione di un intero brigantino, con allestita al suo interno, la cabina del comandante e la cambusa, la stanza della tempesta, dove si racconta dell’avventura di un equipaggio di un “brick” (brigantino) che fece naufragio lungo la rotta per l’Argentina, si salvarono tutti su di una scialuppa uguale a quella presente nella sala, dove sopravvissero per 25 giorni, per essere alla fine salvati da una nave inglese.
La scialuppa è circondata da uno schermo a 180° su cui tre proiettori simulano calma di vento e progressivi gradi di burrasca fino ad arrivare a tempesta notturna.
Nell’ultima sala di questo piano vi si trova la ricostruzione di un cantiere del primo 900, dalla stanza del direttore del cantiere dove si stipulava il contratto tra armatore e costruttore; la sala dei progettisti, dove la nave veniva impostata; la sala a tracciare, un grande capannone col pavimento in legno dove le proporzioni della nave venivano disegnate in scala reale, l’officina del fabbro, ed infine il cantiere, posizionato in spiaggia dove si costruiva la nave.
Inutile dire che in tutte le fasi che racconto, sono stati usati materiali originali, d’epoca, come le macchine utensili dell’officina, acquistate usate a Lipsia negli anni ’20 ma adoperate fino al 1995!
Immaginate quante generazioni di barche e uomini sono “passate” sotto queste macchine!
E’ presente anche una sezione archeologica, dove è stato riprodotto il ritrovamento del carico di vasellame di un antico leudo affondato ad un miglio e mezzo dalla costa.
All’ultimo piano le glorie e miserie della marineria italiana, l’epoca dei grandi transatlantici, con i loro record (il nastro azzurro, conquistato dal REX, una delle più belle navi di tutti i tempi) i loro sontuosi arredi dei più famosi architetti e mobilieri dell’epoca, Coppedè su tutti.
Il motto degli armatori era che i loro passeggeri dovevano viaggiare non solo sul mare, ma nel tempo, e quindi i saloni e le feste erano a tema, riproducendo vari periodi storici come il barocco, il rinascimento, l’impero romano ecc….
Finisce qui la sga di Fabio appassinato di mare e “galeotto” per un giorno. Grazie Fabio e ala prossima ospitata. Ciao ciao.
Andateci: http://www.galatamuseodelmare.it
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