Naufragi
- Posted by webmaster on May 27th, 2006 filed in ita

La Volvo Ocean Race quest’anno è funesta. La Morte di Horrevoets l’ha segnata e ha segnato tutto l’equipaggio di ABN AMRO TWO che domani deciderà se continuare o meno la regata. L’ironia della sorte ha voluto che fosse proprio ABN AMRO TWO adover soccorrere un’altra imbarcazione, Movistar, abbandonata nell’atlantico a causa della perdita della chiglia. Movistar che non è stata più localizzata ed è con tutta probabilità affondata. Il dramm ache aggiunge alla tragedia.
Perdere un amico e perdere una barca; due eventi che rappresentano in assoluto l’incubo più grande per chi va per mare. Sulla morte di Horrevoets ho già scritto.
Stasera pensavo invece a Movistar e alla sua gente. come si deve sentire ad aver perso la barca?. Mi vengono in mente alcune recenti notizie. Quella sulla Gipsy Moth IV (la storica barca di Sir Francis Chicherster) che se l’è vista brutta su un reef corallino a Tahiti e che ora è nelle mani del Team New Zealand a Auckland per essere restaurata e la perdita del trimarano di Giovanni Soldini qualche mese fa.
Certo, storie diverse barche diverse, vite diverse, eppure, la perdita della barca è sempre un evento traumatico per la gente di mare. Un lutto profondo. Sarà perchè la barca, oltre a dare tanto, chiede tanto; è un’amore ed una passione eppure costa molto lavoro e sacrificio capirla, metterla a punto, conoscerla. Più che un oggetto è un’organismo vivente ed è se stessa, unica ed irripetibile, grazie al carattere che le infonde chi la progetta prima, chi la costruisce dopo, chi la fa navigare da ultimo.
E’ quest’ultimo, però che paga il prezzo più grande quando il mare decide di prendersela. Perchè è lui che ci è stato a bordo molto tempo, ascoltandola. E’ a lui che la barca ha regalato tutta la libertà che solo una barca a vela sa regalare.
Come si sente un marianio quando la sua barca va a picco?
Le migliori parole per capirlo sono forse quelle di Bernard Moitissier:
No Tags“Marie - Thérèse era morta. Il pezzo di chiglia era sparito (…) E io piangevo, la guancia contro quella bella prua priva di vita, ancora odorosa di sale, di essenza di legno e di avventura.
Piangevo i miei ricordi, i miei libri, la perdita di quel mondo senza limiti, fatto di sogni e di azione, nel quale mi ero fuso così integralmente che non potevo immaginare, allora, che potesse esisterne un altro.
Ma soprattutto piangevo per la mia barca”
Isole Chagos, 4 settembre 1952
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