Sabato un +39 in più. Un venerdi com rumors in meno




+39.jpg

******
for english readers: Sorry, I would like to share this post with you but tonight i’m too tired to write in english and have too much work to do before gaining my bed.

I’ll translate it asap. Thank you.
******

Su questa prua sabato potrebbe spuntare un bompresso. Dopodomani verrà presentata ITA 85 la nuova barca di +39. uscita dalla “matita” di Giovanni Ceccarelli e questa, da alcune indiscrezioni, sembra essere la novità. Staremo a vedere. Sarebbe la seconda barca insieme a Oracle Racinga a scegliere questa soluzione.

Se dovessimo seguire gli stessi ragionamenti che si fecero all’epoca della scoperta della appendice sualla barca statunitense, potremmo cominciare a congetturere su cosa ci sia sotto la linea di galleggiamento ma ho deciso di non seguire il filone sensazionalistico trito e ritrito dello spionaggio industriale che di solito accompagna tutte le edizionio della coppa America. Primo no mi piace secondo, in questa edizione mi sembra fuori luogo. La nuova formula scelata da Alinghi di far esplodere la Coppa America in un Campionato che dura quasi quattro anni è senz’altro piacevole e in fondo la condivido ma il prezzo da pagare sta, secondo me nella perdita di fascino dell’evento.

Le Edizioni precedenti della Coppa America, la coppa delle cento Ghinee, protetta nella fortezza del New York Yacht Club per 132 anni conservavano un’ aurea mitologica, uno spirito d’altri tempi.

Nei quattro anni che separavano gli sfidanti dalla regata della vita, ci si preparava con la stessa tensione che precede una battaglia e si faceva i conti con la paura del nemico. Paura dell’ignoto perhcè filtravano davvero poche notizie e i rumors facevano parte del gioco. Servivano ad aumentare la tensione, a disorientare il nemico.

C’era poi la disparità sfacciata tra Defender e Challanger; lo squilibrio del “chi vince piglia tutto e detta le regole” che faceva assomigliare questa manifestazione allo scontro fra nazioni.

In quella Coppa d’altronde certa finita dentro tutta l’umiliazione di un Impero che iniziava a vederci riflesso l’inizio del suo declino e la nascita di un nuovo ordine sui mari e nel mondo. Anche il nome del vincitore ha assunto un valore profetico: America.

Un simbolo, insomma, di un’era e di un modo di vedere il mondo, nuovo ma che ancora incorporava alcuni valori del vecchio. Il sapore della sfida impossibile ma per questo irresistibile, impari ma per questo giusta, perchè la gloria, deve essere strardinaria e per guadagnarla bisognava imparare a fare l’impossibile. Una Santa Allenza contro Napoleone.

Oggi non è più così. Non con un programma così serrato di regart, con strumenti per la simulazione e materiali avveniristici che sfavillano di colori sotto i riflettori dei media onnipresenti e onniscenti.

Quest’anno ci sono pure i blog in più figurarsi.

I rumors, le congetture diventano allora solo un atteggiamento, un gioco per cercare rievocare quello spirito che ha reso questa competizione immortale, che rischia di scolorire l’immagine in macchietta.

Quindi basta rumors. Solo fatti e ragionamenti, impressioni e annotazioni a margine.

Se Sabato +39 si godrà una bella barca nuova, Victory Cahllange Dovrà aspettare ancora un po. La costruzione dello scafo è cominciata infatti solo ieri.

In attesa di sapere qualcosa in più sulla Barca Siculo Gardesana ci conentriamo su quella che sta per andare in pensione.

ITA 59 che farà le sue ultime regate nell’Act 12, ha una storia di tutto rispetto.

Nata nel 1999 si chiamava “Be Happy”. Disegnata dagli architetti Briand and vanOosaanen, aveva due derive e dopo il debutto ad Aukland ha avuto una onoratissima carriera.

Terminata la sua carica agonistica è servita da barca da allenamento per l’equipaggio di Alinghi nel 2002-2003 e poi all’equipaggio di olimpionici di + 39.

Se no mi ricordo male, la vidi al porto di Genova qualche anno fa. A vederle dal vero le AC class fanno paura. La barca aveva un boma che arivava dritto dritto in mezzo ai due “paterazzi”, tanto che ogni volta che si manovrava bisognava sganciarne uno prima e con boma al centro, sganciare l’altra e terminare l’abbattuta. Mi colpì molto anche lo spazio nel pozzetto. In Tv non rende ma dal vivo si nota che il pozzetto è bello spazioso e sgombro.

Speriamo di poter fare un salto a Valencia a vedere come sono cambiate le cose.


Technorati : , , ,

No Tags

Leave a Comment